La situazione sismica in Italia: un Paese fragile

Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica

La situazione sismica in Italia: un Paese fragile

L’Italia è un paese sismico; quindi ci sono sempre stati i terremoti, e sempre ci saranno. Questo è un buon punto di partenza per quel che riguarda la consapevolezza.

L’Italia è un paese sismico; quindi ci sono sempre stati i terremoti, e sempre ci saranno. Questo è un buon punto di partenza per quel che riguarda la consapevolezza.

Ma cosa rende il nostro paese uno tra quelli a maggior rischio sismico del Mediterraneo? 

Ci troviamo esattamente tra la zolla africana e quella asiatica, e questo genera enormi spinte di compressione. Queste ultime, a loro volta, sprigionano i terremoti.

L’immagine ci mostra i terremoti di magnitudo superiore a 5 (cioè quelli con un’intensità tale da poter mettere in difficoltà le costruzioni, come vedremo in seguito) avvenuti dall’anno 1000 a oggi.

La storia del nostro paese e l’immensa quantità di documentazione raccolta nei secoli ci aiuta in maniera impietosa a ricordare la nostra condizione di “cittadini italiani soggetti al rischio sismico”.

Solo dagli inizi del ‘900 abbiamo avuto 164 eventi di magnitudo superiore a 5 sparsi per la penisola, con un terremoto disastroso ogni 4/5 anni; per un totale di circa 150.000 vittime.

Anche la religione non è da meno. Sant’Emidio da Ascoli è vissuto nel 1° secolo d.c. e, in duemila anni, è diventato il santo più “quotato” a cui votarsi per la protezione contro i terremoti. Lungo la nostra penisola sono presenti oltre 500 località con luoghi di culto a lui dedicati.

Infine, quello economico è forse l’aspetto che più di tutti ci fa capire l’inadeguatezza del nostro paese di fronte al rischio sismico.

Dal 1968 (terremoto del Belice) a oggi, lo Stato ha speso per far fronte ai terremoti degli ultimi cinquant’anni circa 180 miliardi di euro (3,5 miliardi ogni anno, se volete provare a fare il paragone con una classica “finanziaria”). Di questi, l’85% è stato impiegato per la ricostruzione.

Abbiamo iniziato parlando di consapevolezza, ed è importante che questa parola ci accompagni attraverso tutte le pagine di questo opuscolo.

L’Italia è sismica, quindi non si può evitare il terremoto. Con la consapevolezza si può però fare in modo che l’evento sismico, naturale come la pioggia o il vento, non si trasformi in un disastro umano, sociale ed economico.

Non possiamo prevedere giorno e ora in cui avverrà un sisma, ma questo diventa prevedibile nel momento in cui prendiamo coscienza di vivere in una zona sismica. Semplicemente, prima o poi succederà.

Ma cosa rende il nostro paese uno tra quelli a maggior rischio sismico del Mediterraneo? 

Ci troviamo esattamente tra la zolla africana e quella asiatica, e questo genera enormi spinte di compressione. Queste ultime, a loro volta, sprigionano i terremoti.

L’immagine ci mostra i terremoti di magnitudo superiore a 5 (cioè quelli con un’intensità tale da poter mettere in difficoltà le costruzioni, come vedremo in seguito) avvenuti dall’anno 1000 a oggi.

La storia del nostro paese e l’immensa quantità di documentazione raccolta nei secoli ci aiuta in maniera impietosa a ricordare la nostra condizione di “cittadini italiani soggetti al rischio sismico”.

Solo dagli inizi del ‘900 abbiamo avuto 164 eventi di magnitudo superiore a 5 sparsi per la penisola, con un terremoto disastroso ogni 4/5 anni; per un totale di circa 150.000 vittime.

Anche la religione non è da meno. Sant’Emidio da Ascoli è vissuto nel 1° secolo d.c. e, in duemila anni, è diventato il santo più “quotato” a cui votarsi per la protezione contro i terremoti. Lungo la nostra penisola sono presenti oltre 500 località con luoghi di culto a lui dedicati.

Infine, quello economico è forse l’aspetto che più di tutti ci fa capire l’inadeguatezza del nostro paese di fronte al rischio sismico.

Dal 1968 (terremoto del Belice) a oggi, lo Stato ha speso per far fronte ai terremoti degli ultimi cinquant’anni circa 180 miliardi di euro (3,5 miliardi ogni anno, se volete provare a fare il paragone con una classica “finanziaria”). Di questi, l’85% è stato impiegato per la ricostruzione.

Abbiamo iniziato parlando di consapevolezza, ed è importante che questa parola ci accompagni attraverso tutte le pagine di questo opuscolo.

L’Italia è sismica, quindi non si può evitare il terremoto. Con la consapevolezza si può però fare in modo che l’evento sismico, naturale come la pioggia o il vento, non si trasformi in un disastro umano, sociale ed economico.

Non possiamo prevedere giorno e ora in cui avverrà un sisma, ma questo diventa prevedibile nel momento in cui prendiamo coscienza di vivere in una zona sismica. Semplicemente, prima o poi succederà.

A cura di 

Associazione ISI – Ingegneria Sismica Italiana www.ingegneriasismicaitaliana.it

Contributi di: Barocci Andrea, Bonetti Silvia, Daniele Franco, Perazzi Marco, Prandi Corrado